Papa celebra la messa per la Festa della Madonna di Guadalupe

SANTUARIO NOSTRA SIGNORA DI GUADALUPE IN MESSICO

“ Alla scuola di Maria, ha detto Francesco nell’omelia, impariamo a stare ai piedi di tante vite che hanno perso la speranza”,che ha presieduto nella Basilica vaticana la Celebrazione eucaristica per la festa della Madonna di Guadalupe.È divenuta ormai un’attesa ricorrenza: quella del 12 dicembre, festività di Nostra Signora di Guadalupe, . Una festa molto amata dal Pontefice e particolarmente sentita dai latinoamericani. Si ricorda lo “scambio di sguardi tra la Morenita e il Papa”, nel viaggio apostolico in Messico del febbraio 2016. “La Vergine Morenita prima di tutto ci insegna che l’unica forza capace di conquistare il cuore degli uomini è la tenerezza di Dio”, disse Francesco in quell’occasione. Di seguito l’omelia nel suo testo intero in occasione della Festa Mariana.

OMELIA DEL SANTO PADRE FRANCESCO «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva» (Lc 1, 46-48). Così inizia il canto del Magnificat e, attraverso di esso, Maria diventa la prima “pedagoga del vangelo” (Celam, Puebla, n. 290): ci ricorda le promesse fatte ai nostri padri e ci invita a cantare la misericordia del Signore. Maria ci insegna che, nell’arte della missione e della speranza, non sono necessarie tante parole né programmi, il suo metodo è molto semplice: camminò e cantò. Maria camminò Così ce la presenta il vangelo dopo l’annuncio dell’Angelo. In fretta — ma senza ansia — camminò verso la casa di Elisabetta per accompagnarla nell’ultima fase della gravidanza; in fretta camminò verso Gesù quando finì il vino nelle nozze; e già con i capelli grigi per il passare degli anni, camminò verso il Golgota per stare ai piedi della croce; su quella soglia di oscurità e di dolore, non si nascose e non andò via, camminò per stare lì. Camminò fino a Tepeyac per accompagnare Juan Diego e continua a camminare per il Continente quando, per mezzo di un’immagine o un santino, di una candela o di una medaglietta, di un rosario o un’Avemaria, entra in una casa, nella cella di un carcere, nella sala di un ospedale, in una casa di riposo, in una scuola, in una clinica per la riabilitazione… per dire: «Non sto forse qui io, che sono tua madre?» (Nican Mapohua, n. 119). Lei conosceva la vicinanza più di chiunque altro. È una donna che cammina con delicatezza e tenerezza di madre, si fa ospitare nella vita familiare, scioglie tutti i nodi dei tanti guai che riusciamo a generare, e ci insegna a restare in piedi in mezzo alle tempeste. Alla scuola di Maria impariamo a stare in cammino per giungere là dove dobbiamo stare: ai piedi e in piedi tra tante vite che hanno perso, o a cui hanno rubato, la speranza. Alla scuola di Maria impariamo a camminare per il quartiere e per la città, non con le scarpe comode di soluzioni magiche, riposte istantanee ed effetti immediati; non a forza di promesse fantastiche di uno pseudo-progresso che, poco a poco, non fa altro che usurpare identità culturali e familiari e svuotare i nostri popoli di quel tessuto vitale che li ha sostenuti, e ciò con il proposito presuntuoso di stabilire un pensiero unico e uniforme. Alla scuola di Maria impariamo a camminare per la città e nutriamo il nostro cuore con la ricchezza multiculturale che abita il Continente; questo quando siamo capaci di ascoltare quel cuore nascosto che palpita nei nostri popoli e che custodisce — come un fuocherello sotto apparenti ceneri — ilsenso di Dio e della sua trascendenza, la sacralità della vita, il rispetto per il creato, i legami di solidarietà, la gioia dell’arte del buon vivere e la capacità di essere felici e di far festa senza condizioni, così riusciamo a capire che cosa è l’America profonda (cfr. Incontro con il Comitato Direttivo del Celam, Colombia, 7 settembre 2017 ).

Maria camminò e Maria cantò Maria cammina portando la gioia di chi canta le meraviglie che Dio ha compiuto con la piccolezza della sua serva. Al suo passaggio, come buona Madre, suscita il canto, dando voce a tanti che, in un modo o nell’altro, sentivano di non poter cantare. Dà la parola a Giovanni — che sussulta nel grembo di sua madre — dà la parola a Elisabetta — che inizia a benedire — all’anziano Simeone — e lo fa profetizzare e sognare — insegna al Verbo a balbettare le sue prime parole. Alla scuola di Maria impariamo che la sua vita è segnata non dal protagonismo, ma dalla capacità di far sì che siano gli altri i protagonisti. Offre coraggio, insegna a parlare, e soprattutto incoraggia a vivere l’audacia della fede e della speranza. In tal modo diventa trasparenza del volto del Signore che mostra il suo potere invitando e chiamando a partecipare alla costruzione del suo tempio vivo. Così ha fatto con l’indio Juan Diego e con tanti altri ai quali, facendoli uscire dall’anonimato, ha dato voce, ha fatto conoscere loro il proprio volto e la propria storia e li ha resi protagonisti di quest’ultima, della nostra storia di salvezza. Il Signore non cerca l’applauso egoistico o l’ammirazione mondana. La sua gloria sta nel rendere i propri figli protagonisti del creato. Con cuore di madre, lei cerca di sollevare e ridare dignità a tutti coloro che, per diverse ragioni e circostanze, sono stati immersi nell’abbandono e nell’oblio. Alla scuola di Maria impariamo il protagonismo che non ha bisogno di umiliare, maltrattare, screditare, o deridere gli altri per sentirsi valido o importante; che non ricorre alla violenza fisica opsicologia per sentirsi sicuro e protetto. È il protagonismo che non ha paura della tenerezza e della carezza, e che sa che il suo volto migliore è il servizio. Alla sua scuola impariamo il protagonismo autentico, a ridare dignità a tutto ciò che è caduto e a farlo con la forza onnipotente dell’amore divino, che è la forza irresistibile della sua promessa di misericordia. In Maria il Signore smentisce la tentazione di dare protagonismo alla forza dell’intimidazione e del potere, al grido del più forte o del farsi valere sulla base della menzogna e della manipolazione. Con Maria il Signore custodisce i credenti affinché non s’indurisca loro il cuore e possano conoscere costantemente la forza rinnovata e rinnovatrice della solidarietà, capace di ascoltare il pulsare di Dio nel cuore degli uomini e delle donne dei nostri popoli. Maria, “pedagoga del vangelo”, camminò e cantò per il nostro Continente e perciò la Vergine di Guadalupe non è ricordata soltanto come indigena, spagnola, ispanica o afroamericana. È semplicemente latinoamericana: Madre di una terra feconda e generosa in cui tutti, in un modo o nell’altro, possiamo incontrarci, svolgendo un ruolo protagonistico nella costruzione del Tempio santo della famiglia di Dio. Figlio e fratello latinoamericano, senza paura, canta e cammina come ha fatto tua Madre.

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