Auguri di Speranza per il Natale che viene e resta per sempre.

Scriveva Don Tonino Bello: «Chi spera, cammina: non fugge. Si incarna nella storia, non si aliena. Costruisce il futuro, non lo attende soltanto. Ha la grinta del lottatore, non la rassegnazione di chi disarma. Cambia la storia, non la subisce». Ed è vero la storia la cambia Dio, ma ha bisogno di uomini coraggiosi, temerari, pieni di sogni,”folli”, che riescano a credere che tutto può cambiare,anche se il baratro è vicino, perché con l’aiuto di Dio nella Storia cambia il mondo. Dio si fa Carne e Umanità come ha fatto con Gesù. Don Tonino Bello con fare profetico, ovvero come colui che legge i disegni di Dio nei fatti del tempo, si è fatto promotore di un disegno che ha generato speranza. Speranza che salva e come ha spiegato Papa Francesco:“ La speranza è un dono, è un regalo dello Spirito Santo e per questo Paolo dirà: ‘Mai delude’. La speranza mai delude, perché? Perché è un dono che ci ha dato lo Spirito Santo. Ma Paolo ci dice che la speranza ha un nome. La speranza è Gesù. Non possiamo dire: ‘Io ho speranza nella vita, ho speranza in Dio’, no: se tu non dici: ‘Ho speranza in Gesù, in Gesù Cristo, Persona viva, che adesso viene nell’Eucaristia, che è presente nella sua Parola’, quella non è speranza. È buon umore, ottimismo…”.“ Gesù, la speranza, rifà tutto. È un miracolo costante. Non solo ha fatto miracoli di guarigione, tante cose: quelli erano soltanto segni, segnali di quello che sta facendo adesso, nella Chiesa. Il miracolo di rifare tutto: quello che fa nella mia vita, nella tua vita, nella nostra vita. Rifare. E questo che rifà Lui è proprio il motivo della nostra speranza. È Cristo che rifà tutte le cose più meravigliosamente della Creazione, è il motivo della nostra speranza. E questa speranza non delude, perché Lui è fedele. Non può rinnegare sé stesso. Questa è la virtù della speranza”.

Cari lettori e lettrici di Cronaca e Legalità News  voglio farvi gli auguri di Buon Natale, prendendo in prestito le parole di Don Tonino bello in due veglie della Notte di Natale:«Buon Natale, amico mio: non avere paura. La speranza è stata seminata in te. Un giorno fiorirà. Anzi, uno stelo è già fiorito. E se ti guardi attorno, puoi vedere che anche nel cuore del tuo fratello, gelido come il tuo, è spuntato un ramoscello turgido di attese. E in tutto il mondo, sopra la coltre di ghiaccio, si sono rizzati arboscelli carichi di gemme. E una foresta di speranze che sfida i venti densi di tempeste, e, pur incurvandosi ancora, resiste sotto le bufere portatrici di morte. Non avere paura, amico mio. Il Natale ti porta un lieto annunzio: Dio è sceso su questo mondo disperato. E sai che nome ha preso? Emmanuele, che vuol dire: Dio con noi. Coraggio, verrà un giorno in cui le tue nevi si scioglieranno, le tue bufere si placheranno, e una pri­mavera senza tramonto regnerà nel tuo giardino, dove Dio, nel pomeriggio, verrà a passeggiare con te». Mi chiedo se questi auguri, formulati così, siano capaci di sorreggere lo scetticismo degli scaltri, il sorriso dei furbi, la praticità di chi è pronto a squalificarti come sognatore, il pragmatismo di chi rifiuta la poesia come mezzo di comunione. Mi domando se gli auguri di Natale, formulati così, faranno rabbia o tenerezza, susciteranno disprezzo o solidarietà, provocheranno discredito o impegno. Mi interrogo su come saranno accolti questi auguri dalla folla dei «nuovi poveri» che il nostro sistema di vita ignora e, perfino, coltiva. Dagli anziani reclusi in certi ospizi o abbandonati nella solitudine delle loro case vuote. Dai tossicodipendenti che non rie­scono ad abbandonare il tunnel della droga. Dagli sfrattati che imprecano contro se stessi e contro il destino. Dai dimessi dagli ospedali psichiatrici che si aggirano come larve. Dagli operai in cassa integrazione e dai disoccupati senza denaro e senza prospettive. Da tutta la gente, insomma, priva dell’essenziale: la salute, la casa, il lavoro, il salario fami­liare, l’accesso alla cultura, la partecipazione. Mi domando che effetto faranno gli auguri di Natale, formulati così, sui giovani appiattiti dal consumismo, resi saturi dallo spreco, devastati dalle pas­sioni, incerti del domani, travagliati da drammi inte­riori, incompresi nei loro problemi affettivi.

DON TONINO BELLO

Mi chiedo per quanti minuti rideranno dinanzi agli auguri di Natale, formulati così, coloro che si sono costruiti i loro idoli di sicurezza: il denaro, il potere, lo sperpero, il tornaconto, la violenza premeditata, l’intolleranza come sistema, il godimento come scopo assoluto della vita. E allora? Meglio abbassare il tiro? Meglio correggere la traiettoria e fare degli auguri più terra terra, a livello di tana e non di vetta, a misura di cortile e non di cielo? Se vi dico che uno stelo di speranza è già fiorito, è perché voglio esortarvi a recuperare un genere diverso di vita e un nuovo gusto di vivere.È perché voglio invitarvi a stare nella crisi attuale senza rassegnazioni supine, ma con lucidità e coraggio. È perché voglio stimolarvi ad andare controcor­rente e a porre sui valori morali le premesse di un’autentica cultura di vita, che possa battere ogni logica di distruzione, di avvilimento e di morte. Gesù che nasce, è il segno di una speranza che, nonostante tutto, si è già impiantata sul cuore della terra.

Preghiera di Don Tonino Bello per il Natale

Signore, ti attendiamo,

Tu vieni con la notte pronta a partorire,

vieni con i sogni tinti di speranza.

La terra accoglie il nuovo rifiorire:

c’è un uomo nuovo, e un nuovo giorno avanza.

O Dio, se tu vuoi,

fa’ sorgere il sole nella nostra notte,

manda calore nei nostri inverni.

Noi te lo chiediamo per Gesù

che facendosi uomo

ci apre tutte le possibilità.

In altre parole: se prima non hai gustato la dolcezza del suo nome, è inutile che ti metti a predicarlo. Se il buon profumo di Cristo non promana dalle tue mani che hanno stretto le sue,

le parole che annunci sono prive di garanzie.

Se non hai da esibire veli di Veronica attraverso i quali hai toccato il suo volto,

le tue lezioni su di lui saranno sempre inaffidabili.

Se Gesù non ha segnato le sue impronte digitali in qualche parte del tuo essere,

è fatica sprecata tentare un identikit di lui inseguendo astrazioni di riporto.

Se egli non ti ha lasciato scritto di suo pugno un promemoria sulla pagina dell’anima,

o non ti ha messo almeno un autografo in calce alle tue righe,

è vano spiegarlo agli altri seguendo gli appunti segnati sulle pagine di carta.

Per dipingere Cristo, diceva il Beato Angelico, bisogna vivere di lui.

Ebbene, per dipingerlo sulla tela di una esistenza umana, bisogna intridere il pennello della parola nel vermiglio delle sue piaghe, nel verde dei suoi occhi, nel cavo del suo cuore, nell’acquaforte dei suoi gesti, nella tempera dei suoi sentimenti, nelle profondità dei suoi pensieri, nelle trasparenze dei suoi sogni. Prima di raccontarlo, Gesù, bisogna averlo toccato.

CHIESA DELLA NATIVITA’

Infine vogliamo leggere la Speranza nelle parole del profeta Isaia.

Per amore di Sion non tacerò, per amore di Gerusalemme non mi darò pace, finché‚ non sorga come stella la sua giustizia e la sua salvezza non risplenda come lampada. Allora i popoli vedranno la tua giustizia, tutti i re la tua gloria; ti si chiamerà con un nome nuovo che la bocca del Signore indicherà. Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, un diadema regale nella palma del tuo Dio. Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,né la tua terra sarà più detta Devastata, ma tu sarai chiamata Mio compiacimento e la tua terra, Sposata, perché‚ il Signore si compiacerà di te e la tua terra avrà uno sposo. Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo creatore; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.

Buon Natale!

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