Roma. Geografie dell’anima, mostra di Stefanos Armakolas

Dal 30 maggio al 13 giugno alla Fabbriceria dei Miracoli (via del Corso 528)) è in programma la mostra “Geografie dell’Anima”, tradizione e sperimentazione nell’opera di Stefanos Armakolas.
La mostra, curata dall’Accademia Angelico Costantiniana, si configura come un viaggio intenso e stratificato, capace di attraversare linguaggi, simboli e tensioni profonde della ricerca contemporanea.
Pittore, scultore e iconografo, Armakolas costruisce un universo visivo in cui la tradizione dialoga costantemente con l’interrogazione filosofica e con una sensibilità profondamente attuale.
In Armakolas, la sobrietà dell’arte veneto-cretese e la ricchezza cromatica post-bizantina si fondono con l’inquietudine dell’arte contemporanea.
Maestro doratore, formato nelle botteghe storiche capitoline quando via del Babuino profumava ancora di vernici, l’artista trasforma il legno e l’oro in soglie verso l’invisibile.
Il nucleo pittorico dell’esposizione si articola in tre principali direttrici: le icone, le opere aporetiche e le cosiddette “pietre filosofali”.
Le icone rappresentano un punto di partenza e, allo stesso tempo, una radice mai abbandonata: non semplici immagini devozionali, ma spazi di meditazione, superfici in cui il sacro si manifesta come presenza silenziosa e sospesa.
Qui la luce, la frontalità e la rigidità formale diventano strumenti per indagare il mistero dell’immagine e il suo potere di trascendenza.
Accanto a queste, le opere aporetiche introducono una dimensione di dubbio e tensione irrisolta. Il termine stesso richiama l’aporia, il punto in cui il pensiero si arresta, incapace di trovare una soluzione univoca.
In queste opere, spesso costruite su fondi scuri e profondi, emergono simboli come apparizioni, frammenti di un linguaggio interiore che affiora dalla materia pittorica.
Si tratta di immagini cariche di riferimenti autobiografici: Armakolas attinge alla memoria della sua terra d’origine, l’isola di Tinos in Grecia, luogo aspro e potente.
Infine, le “pietre filosofali” rappresentano forse l’aspetto più enigmatico e simbolico della sua produzione.
Qui il riferimento al mito alchemico diventa metafora di trasformazione interiore e ricerca di senso.
Materia e spirito si intrecciano in opere che evocano processi di mutazione, sedimentazione e rinascita, suggerendo una visione dell’arte come pratica di conoscenza e trasfigurazione.
All’apertura dell’esposizione (il 30 maggio alle 17:30) si terrà una conferenza inaugurale dal titolo “Lo spirito greco nell’arte dell’icona”, un’indagine necessaria che incrocia “Arte povera – Arte Aporetica”, radici estetiche e teologiche di un patrimonio che Armakolas rende vivo e pulsante, lontano dalla pura contemplazione museale.
L’ingresso alla mostra è libero.
