Il Papa: Cristo stesso è il principio interiore del mistero della Chiesa, popolo santo di Dio

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Cristo stesso è il principio interiore del mistero della Chiesa, popolo santo di Dio, nato dal suo fianco trafitto sulla croce. Nella santa liturgia, con la potenza del suo Spirito, Egli continua ad agire. Santifica e associa la Chiesa, sua sposa, alla sua offerta al Padre. Esercita il suo sacerdozio assolutamente unico, Lui che è presente nella Parola proclamata, nei Sacramenti, nei ministri che celebrano, nella comunità radunata e, in sommo grado, nell’Eucaristia

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.00 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Leone XIV ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Il Papa ha salutato Sua Santità Aram I, Catholicos della Chiesa Apostolica Armena, in visita ufficiale in Vaticano in questi giorni e presente all’Udienza Generale con la sua delegazione.

Nel discorso in lingua italiana, Leone XIV, riprendendo il ciclo di catechesi su “I Documenti del Concilio Vaticano II”, ha incentrato la sua meditazione sul tema: Costituzione Sacrosanctum Concilium. La liturgia nel mistero della Chiesa (Lettura: Ef 1,9-10).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi nelle diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

Saluto del Santo Padre a Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia

Sono molto lieto di dare il benvenuto a Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia della Chiesa Apostolica Armena, insieme all’illustre delegazione che lo accompagna. Questa visita fraterna rappresenta un’importante occasione per rafforzare i legami di unità che già esistono tra noi, mentre ci avviciniamo alla piena comunione tra le nostre Chiese.

I Documenti del Concilio Vaticano II. II. Costituzione Sacrosanctum Concilium. 1. La liturgia nel mistero della Chiesa

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

Iniziamo oggi una serie di catechesi sul primo Documento promulgato dal Concilio Vaticano II: la Costituzione sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium (SC).

Elaborando questa Costituzione, i Padri conciliari hanno voluto non solo intraprendere una riforma dei riti, ma condurre la Chiesa a contemplare e ad approfondire quel legame vivo che la costituisce ed unisce: il mistero di Cristo. La liturgia, in effetti, tocca il cuore stesso di questo mistero: essa è insieme lo spazio, il tempo e il contesto in cui la Chiesa riceve da Cristo la propria stessa vita. Nella liturgia infatti, «si attua l’opera della nostra redenzione» (SC, 2), che fa di noi una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa, un popolo che Dio si è acquistato (cfr 1Pt 2,9).

Come ha manifestato il triplice rinnovamento – biblico, patristico e liturgico – che ha attraversato la Chiesa nel corso del XX secolo, il Mistero in questione non designa una realtà oscura, ma il disegno salvifico di Dio, nascosto dall’eternità e rivelato in Cristo, secondo l’affermazione di San Paolo (cfr Ef 3,3-6). Ecco, dunque, il Mistero cristiano: l’evento pasquale, vale a dire la passione, la morte, la risurrezione e la glorificazione di Cristo, che proprio nella liturgia ci è reso sacramentalmente presente, così che ogni volta che partecipiamo all’assemblea riunita «nel suo nome» (Mt 18,20) siamo immersi in questo Mistero.

Cristo stesso è il principio interiore del mistero della Chiesa, popolo santo di Dio, nato dal suo fianco trafitto sulla croce. Nella santa liturgia, con la potenza del suo Spirito, Egli continua ad agire. Santifica e associa la Chiesa, sua sposa, alla sua offerta al Padre. Esercita il suo sacerdozio assolutamente unico, Lui che è presente nella Parola proclamata, nei Sacramenti, nei ministri che celebrano, nella comunità radunata e, in sommo grado, nell’Eucaristia (cfr SC, 7). È così che, secondo Sant’Agostino (cfr Serm., 277), celebrando l’Eucaristia la Chiesa «riceve il Corpo del Signore e diventa ciò che riceve»: diventa il Corpo di Cristo, «dimora di Dio per mezzo dello Spirito» (Ef 2,22). Questa è «l’opera della nostra redenzione», che ci configura a Cristo e ci edifica nella comunione.

Nella santa liturgia, tale comunione si realizza «per mezzo dei riti e delle preghiere» (SC, 48). La ritualità della Chiesa esprime la sua fede – secondo il celebre detto lex orandi, lex credendi –, e al tempo stesso plasma l’identità ecclesiale: la Parola proclamata, la celebrazione del Sacramento, i gesti, i silenzi, lo spazio, tutto questo rappresenta e dà forma al popolo convocato dal Padre, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito Santo. Ogni celebrazione diventa così una vera epifania della Chiesa in preghiera, come ha ricordato san Giovanni Paolo II (Lett. ap. Vicesimus quintus annus, 9).

Se la liturgia è al servizio del mistero di Cristo, si comprende perché sia stata definita «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia» (SC, 10). È vero che l’azione della Chiesa non si limita alla sola liturgia, tuttavia ogni sua attività (la predicazione, il servizio dei poveri, l’accompagnamento delle realtà umane) converge verso questo «culmine». Nel senso inverso, la liturgia sostiene i fedeli immergendoli sempre e di nuovo nella Pasqua del Signore e, perciò, attraverso la proclamazione della Parola, la celebrazione dei sacramenti e la preghiera comune, essi sono ristorati, incoraggiati e rinnovati nel loro impegno di fede e nella loro missione. In altre parole, la partecipazione dei fedeli all’azione liturgica è al tempo stesso «interiore» ed «esteriore».

Ciò significa pure che essa è chiamata a dispiegarsi concretamente lungo tutta la vita quotidiana, in una dinamica etica e spirituale, cosicché la liturgia celebrata si traduce in vita e domanda un’esistenza fedele, capace di rendere concreto ciò che è stato vissuto nella celebrazione: è in questo modo che la nostra vita diventa «sacrificio vivente, santo e gradito a Dio», realizzando il nostro «culto spirituale» (Rm 12,1).

In questo modo, «la liturgia edifica ogni giorno coloro che sono nella Chiesa come tempio santo nel Signore» (SC, 2), e forma una comunità aperta e accogliente verso tutti. Essa è infatti abitata dallo Spirito Santo, ci introduce nella vita del Cristo, ci rende suo Corpo e, in tutte le sue dimensioni, rappresenta un segno dell’unità di tutto il genere umano in Cristo. Come diceva Papa Francesco, «il mondo ancora non lo sa, ma tutti sono stati invitati al banchetto di nozze dell’Agnello (Ap 19,9)» (Lett. ap. Desiderio desideravi, 5).

Carissimi, lasciamoci plasmare interiormente dai riti, dai simboli, dai gesti e soprattutto dalla viva presenza di Cristo nella liturgia, che avremo ancora modo di approfondire nelle prossime Catechesi.

Rivolgo il mio cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli della parrocchia Regina Pacis di Angri che celebra il Centenario di fondazione e li esorto a guardare a Maria per lasciarsi attrarre dal suo esempio e dalla sua santità. Saluto poi il gruppo della Basilica Santa Rita da Cascia e sarò lieto di benedire la Fiaccola del perdono e della pace simbolo del gemellaggio con la città di Chicago.

Accolgo con affetto i partecipanti alla manifestazione promossa dal Movimento dell’etica nello sport e ringrazio i giovani atleti che hanno realizzato un saggio ispirato alle loro attività sportive. Cari amici, voi avete una missione nobile: custodire l’anima dello sport. Ricordate che il vero traguardo non è la vittoria materiale, ma il rispetto dell’avversario, la lealtà del gioco e l’inclusione di tutti.

Mi rivolgo, infine, ai giovani, ai malati e agli sposi novelli, augurando a ciascuno di servire sempre Dio nella gioia e di amare il prossimo con spirito evangelico.

A tutti la mia benedizione!

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